del rosso inerte
c'è da sporcare in lamenti
il più vicino e nitido
ascolto di voce incrina
questo disprezzo invecchia
il farsi corpo
del rosso inerte
c'è da sporcare in lamenti
il più vicino e nitido
ascolto di voce incrina
questo disprezzo invecchia
il farsi corpo
Addio, da quella parte
ci dicono alla porta.
Esco dal contatto,
qui la vista del nostro presente
è un ciclo freddo, mi separa
dal tuo inverno dolce, chiaro
è il significato che mi sfianca,
ha il peso particolare dell’offesa
incostante, non la nego né
l’avverso.
Sono senza debolezze?
Mi rivelo falso nell’omaggio
che non rivelo, questa
è l’adorazione ostentata,
più dell’affetto di ieri
ecco, vale una smorfia.
<<Perché non mi hai inseguita?>>
Lei è quel che va dicendo,
svelta, scruta il ritorno in un vetro
della paura. Dopo, una replica:
<<Tu non sei…>>
Ha dovuto dormire da sola, uccello un modo
diceva la sua voce
Pericolo costante, un trionfo pietoso
del ratto di faccia
Lo aveva appuntato sul banco il respiro
si aggiunge al suo peso
da lì rispedito alle orecchie, lo ha scritto
D’altra parte è ancora un po’ sesso, chi manca?
se lui
nella casa sedette d’istinto, che importa
la vita con lui
È ok, dopo il puro pensiero, perenne
lo cova
Portavo il mio indistinto fremito
Sfilato al piacere e al nostro
Peso sulle cose, il tuo sul mio
Volto sferzante, fu mio senz’ombre
L’omaggio al tuo sospetto
La commedia ci fissa sul cappello
C’è stato un periodo
Me ne andavo in giro
Tastavo ogni caviglia
L’Io passante
Lana cotone bianco
Grigio blu mai
Nero sprofondato